logo

 

Alchechengi
Associazione
Culturale

 


gallerie:

 

la danza che crea

le parole delle cose

a fuoco

polimonocromie

studi

 

alambik

etnikos


 

 

studi

foto di Ivan Braghini

 

Gli scatti e le parole (ove non precisato diversamente) sono dell'autore.

 

cliccare sulle immagini per ingrandirle.


Alcool
fuga al tramonto

Io e Guido siamo rimasti sulla terrazza, a disagio tutti e due per come sembrava inevitabile commentare la situazione. Lui è entrato a prendere una bottiglia di vino e due bicchieri; io gli ho spiegato quello che ero venuto a fare, la storia del distributore e dei prezzi dei nostri prodotti. Lui mi ascoltava, beveva e ogni tanto si voltava a guardare dentro casa; io parlavo e cercavo di capire fino a che punto era arrivata la sua dipendenza dall'alcool. La conversazione ha seguito i percorsi oscillanti dei nostri pensieri; Guido si è riempito e vuotato il bicchiere tre volte. Poi ha raccolto il registratore di Bianca, mi ha chiesto se volevo entrare.

(A. Di Carlo: Due di due)


Do you remember?
il mare, dentro

La guerra è finita.
-Non dire bestialità e corri.
-Ultimo!
-Corri, ti ho detto.
-Ma la guerra è finita!
-E piantala, Cabiria.
-Ci andiamo a ficcare dritti dritti in mezzo agli austriaci.
-C'eravamo già, in bocca agli austriaci
-Torniamo indietro, dài, torniamo là e ce ne stiamo nascosti a vedere cosa succede.
-Io non ci torno indietro.
-Tu sei pazzo.
-Torna tu, se ne hai voglia.
-Ma Cristo!
-Corri.
-Dove diavolo vai?
-Il bosco, dobbiamo scendere giù dal bosco.
-E' una follia, da lì si arriva al paese, sarà già pieno di austriaci, il paese.
-Non lo sappiamo.
-Sì che lo sappiamo, ci hanno girato intorno, non l'hai capito?
-Erano tedeschi, ed erano cinque, Cabiria.
-Cosa vuol dire, ci saranno tutti gli altri al paese.
-Non lo sappiamo.
-Certo che lo sappiamo.
-No, non lo sappiamo.
-Guarda!, il capitano... abbiamo il capitano dietro.
-Lo vedi il capitano non è fesso.
-Capitano!
-E non urlare, Cabiria.
-Capitano, siamo qui!
-Zitto!
-Ultimo!
-A terra, maledizione!

(A. Baricco: Questa storia)


Etnopedagogia
la luna di fretta

L’ultimo ventennio di ricerca in Italia ha visto una svolta interpretativa nelle scienze sociali riguardante la riconsiderazione dell’oggetto di ricerca. Dopo la fase di ricerca quantitativa proveniente dalla pedagogia scientifica di J. Dewey questo periodo ha offerto il ripensamento sul concetto di realtà come reticolo di significati e di mondo come costruzione sulla base dei processi di attribuzione di senso dei soggetti che lo abitano. Le nozioni di questa svolta sono state: narrazione e riflessività. La narrazione è intesa come stile di ricerca, strumento euristico e conoscitivo che produce e moltiplica i significati e che esprime meglio la visione della realtà come testo; la riflessività esprime la modifica dell’oggetto della ricerca da un analisi di una ipotetica realtà, all’io che analizza la realtà e all’osservatore che contribuisce a creare lo stesso contesto che vuole descrivere.

(P. Perticari: Pedagogia Generale)


Pluriverso
sotto

Il paesaggio simbolico della scienza e della filosofia che si delineò dopo la metà del Seicento fu dominato da dualismi, disgiunzioni e specialismi, ma anche da equilibri, leggi e regole astoriche e atemporali. Prevalse la ricerca di una certezza e di un accordo intersoggettivi che prescindessero dalla concretezza e dalla contingenza delle storie [...] Si impose la ricerca di un ordine privilegiato [...] ed emerse l'ideale dell'oggettività razionale [...]. Parve possibile controllare i nuovi mondi filtrando l'infinito nel finito, riducendo l'eterogeneo all'omogeneo, definendo una mappa in grado di rendere dominabile un territorio altrimenti inaccessibile [...]: fu la risposta che prevalse di fronte allo sconcerto provocato dall'esplosione dei confini fisici e simbolici del cosmo, all'inopinata profondità e infinità dell'universo nello spazio e nel tempo, all'imprevista varietà dei suoi oggetti.

(G. Bocchi e M. Ceruti: Origini di storie) 


Sentieri
un invito a cena

Pin va per i sentieri che girano intorno al torrente, posti scoscesi dove nessuno coltiva. Ci sono strade che lui solo conosce e che gli altri ragazzi si struggerebbero di sapere: un posto, c'è, dove fanno il nido i ragni, e solo Pin lo sa ed è l'unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione: mai nessun ragazzo ha saputo di ragni che facciano il nido, tranne Pin.
Forse un giorno Pin troverà un amico, un vero amico, che capisca e che si possa capire, e allora a quello, solo a quello, mostrerà il posto delle tane dei ragni.

(I. Calvino: Il sentiero dei nidi di ragno)


Sogno
visioni

La scena onirica nella quale si svolge il sogno è interamente governata dalle leggi dell'affettività, presenta una struttura completamente svincolata dai principi che regolano il pensiero logico e l'orientamento nella realtà, soprattutto per quanto concerne il principio di identità, di causalità, di non contraddizione e le coordinate spazio-temporali subiscono  profonde alterazioni rispetto all'esperienza diurna.

(U. Galimberti: Dizionario di psicologia)


Tèchne
visioni

Dall'esperienza molteplice, indeterminata, imprevedibile, per sé indecifrabile e anche disordinata, dice Aristotele, l'uomo ricava non solo la scienza [episteme] ma anche il principio dell'arte [téchne].

(G. Bertagna: La formazione degli insegnanti)


Tre
visioni

L’insegnamento giunge solo a indicare la via e il viaggio; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere.

Plotino, Enn. VI, 9, 4, 15-16