di Ivan Braghini

Sotto.
Come sottovoce,
sotto le cose,
sotto le rose,
a volte,
sotto le sembianze
di qualcosa che
sembra stare sotto.
Sotto.
Sotto le lenzuola,
sotto le mani,
sotto i piedi,
sotto la terra,
dove il fuoco brucia
e scalda l’acqua.
Sotto.
Sotto la vita di chi sta sotto,
per colpa o per ragione,
per scelta o per finzione,
per odio o per amore.
Sotto,
a chi sopra non ci può stare,
rimanere ad aggrappare
qualcosa che si lascia andare.
Sotto,
come la vita che non tiene,
che scappa,
incalza
e scivola.
Sotto,
e voci flebili
a ricordare
che star sotto
è un meriggiare.
Ritrovare un sapore già sentito
di quando sotto si nasceva,
si riposava,
si viveva,
perché sopra non c’era posto,
perché sopra per noi
non era ancora tempo.
Sotto,
come il posto di un bambino
che sopra non ci vede.
Foto: Università degli studi di Bergamo, lezione di Educazione Comparata